Nerone, l’Imperatore frainteso

Quante volte ci è stato inculcato di come Nerone fosse in assoluto l’imperatore più folle che Roma avesse mai avuto? Di come avesse incendiato un’intera città per i propri fini condannando i cristiani per quanto accaduto?

Alla luce di quanto emerso però negli ultimi decenni di ricerca storiografica, non commetteremmo certamente un errore se ci cimentassimo nella rivalutazione di questa figura, tanto conosciuta quanto misteriosa e controversa. Ma, innanzi tutto, chi era Nerone?

Nerone nacque ad Anzio nel 37 d.C. e, a soli 17 anni, venne insignito del titolo di Imperatore succedendo il padre adottivo Claudio. Fu lo stesso padre a conferirgli il soprannome “Nerone” (pratica comune all’epoca). Il termine, derivante da “Nero”, sta a simboleggiare un uomo forte, valoroso ma, come ci verrà insegnato dagli eventi, debole nell’animo. Nerone è rinomato soprattutto per la sua infinita passione per le arti teatrali. Grande amante della musica e del canto, si cimentava nell’arte teatrale per intrattenere gli ospiti e gli stessi membri della corte imperiale.

Ai fini della nostra rivalutazione, però, non giovano assolutamente alcuni avvenimenti della sua vita, specialmente privata.

Va riconosciuto infatti che lo stesso Nerone arrivò a uccidere, o condannare, i sui stessi amici, Seneca in primis, e l’adorata madre Agrippina. Un altro evento funesto fu sicuramente l’omicidio della seconda moglie Poppea. Si racconta infatti di come ella sia stata uccisa dal marito quando, in dolce attesa, ricevette un calcio scagliato in seguito, a quanto pare, ad un commento non proprio gratificante ad un’esibizione teatrale del coniuge. Allo stesso modo, però, si racconta di come lo stesso Nerone ne uscì distrutto da quanto accaduto.

Martoriato dai sensi di colpa, costrinse ripetutamente i servi ad indossare gli abiti della defunta moglie tentando di negare inesorabilmente la realtà. Si narra di come lui stesso arrivò a travestirsi per commemorare Poppea in preda, oramai, ad una profonda crisi depressiva.

L’incendio di Roma

L’Incendio di Roma

L’evento che più caratterizzò, e che più segnò, il mandato imperiale di Nerone fu sicuramente il terribile incendio che sventrò Roma per 9 giorni consecutivi a partire dal 18 giugno del 64 d.C.

La leggenda narra infatti di come Nerone fosse deliziato dalla vista di Roma in fiamme e che ne gioisse dilettandosi con la sua cetra sul punto più alto del palatino. Sempre secondo la leggenda, infatti, Nerone avrebbe appiccato l’incendio per consentire la liberazione dell’urbe per garantire la costruzione della sua sfarzosa a magnifica dimora, la Domus Aurea.

La Domus Aurea infatti non doveva avere eguali in magnificenza. Con porticati lunghi chilometri, sale da pranzo disposte seconda la direzione del sole, giardini interni con selvaggina e cascate, laghi artificiali e, inoltre, una statua dello stesso Nerone alta 36 m.

Una città dentro la città insomma che, però, svanì con la morte dell’imperatore sotto i nascenti edifici dei nuovi signori dell’Urbe.

Di vero però c’è solamente il fatto che essa sorse sulla macerie dell’urbe distrutta dalle fiamme ma non che, al contrario, l’urbe fosse stata distrutta per far posto alla Domus.

Una ricostruzione della Domus Aurea

La Realtà

Tornando a noi, infatti, è impossibile che Nerone avesse appiccato il fuoco. In quel giorno di luglio del 64 a.C. Nerone si trovava ad Anzio ma, appena giuntagli notizia dell’incendio, si precipitò in città per coordinare le operazioni di soccorso.

L’imperatore infatti si prodigò ulteriormente organizzando carovane di rifornimenti da Ostia, ridusse il prezzo del frumento per gli abitanti e, soprattutto, accolse dei cittadini, oramai senzatetto, nei giardini imperiali. Al contrario, però, c’è comunque da ricordare come fu lo stesso Nerone ad ordinare la crocifissione di oltre 300 cristiani, arsi vivi nel buio della notte.

Questo sottolinea come la figura del pazzo incendiario sia solamente una farsa durata 2 mila anni frutto degli scritti di chi rimase dopo Nerone.

Nei primi anni da imperatore, Nerone cercò infatti di conciliare il proprio operato con il volere della classe senatoria per poi cambiare registro e governare sostanzialmente come un sovrano assoluto. Nonostante questo Nerone rimase sempre un grande sovrano. In seguito alla distruzione fece ricostruire interi quartieri popolari e fece imporre delle normative urbane per stabilire una distanza minima fra i vari edifici, cercando di diminuire con ciò l’altrimenti incontrollato progredire di un eventuale incendio.

La parabole di Nerone si concluse nel 69 d.C. quando, venuto a conoscenza della nomina di un nuovo Imperatore da parte del senato, decise di togliersi la vita.

Il sogno di Nerone di una reggia priva di eguali terminò con lui, man mano rimpiazzata dalle nascenti terme ed edifici vari. Lo stesso Colosseo, sorto in prossimità di quella che fu la Domus Aurea, deve il suo nome alla colossale statua di Nerone posta nelle vicinanze.

Come detto, la figura di Nerone venne demonizzata per secoli da coloro che egli contrastò e che vennero dopo di lui come, ad esempio, Tacito. Nonostante però quello che fu scritto su di lui, il popolo lo amava. Per secoli le genti romane onorarono il luogo della sua sepoltura fino a quando, nel XII secolo, Papa Pasquale II vietò il culto dell’Imperatore considerandolo pagano ed eretico.

-Nicholas

 

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