L’Operazione Barbarossa: La Guerra Lampo

Era il 22 giugno 1941 quando la Germania iniziò l’invasione dell’Unione Sovietica.

Il piano tedesco era semplice. Erano state schierate sul fronte tre armate, una a nord, una al centro ed una a sud.

L’armata nord avrebbe dovuto avanzare sugli stati baltici (Lettonia, Lituania, Estonia) e arrivare fino a Leningrado (attuale San Pietroburgo).

L’armata centrale avrebbe dovuto invece marciare su Mosca, la capitale russa, mentre l’armata sud avrebbe dovuto conquistare l’Ucraina e da lì il Caucaso, ricchissimo di petrolio.

Nonostante le ripetute avvisaglie di un imminente attacco Stalin continuò a negare le realtà fino all’ultimo momento. Non voleva riconoscere, prima di quel 22 giugno 1941, che la Germania stava per attaccare l’Unione Sovietica.

Evidentemente non voleva accettare quella realtà: l’Armata Rossa non era pronta alla guerra.

L’Asse stava schierando quasi quattro milioni di soldati, un’armata incredibilmente vasta che sarebbe cresciuta inglobando tutte le risorse umane a disposizione. I sovietici avevano invece già mobilitato nel loro esercito cinque milioni di uomini. Ma loro, al contrario della Germania, avevano ancora milioni di soldati in riserva, vantaggio che si rivelerà decisiva nel corso del conflitto.

L’esercito sovietico però non fu in grado di dare una risposta adeguata al primo attacco. Le comunicazioni furono tardive e spesso frammentarie; lo stesso Stalin diede l’ordine di contrattaccare con quattro ore di ritardo.

Come se non bastasse i sovietici persero in poco tempo metà della loro potenza aerea. Migliaia di aerei furono distrutti prima ancora di potersi alzare in volo, il resto (che fosse per inferiorità tecnologica o per addestramento fallace dei piloti) fu sconfitto in aria.

E mentre l’esercito tedesco avanzava a ritmi enormi (due giorni dopo sarebbero penetrati già d’oltre 150km) quello sovietico veneva racchiuso in sacche.

Il movimento attuato dall’esercito tedesco era il seguente. Due armate di carri armati avanzavano ai due lati dell’esercito sovietico, arrivandolo a circondare, tagliando le lineee di rifornimento e comunicazione. Più tardi sarebbero stati raggiunti dalla fanteria che avrebbe completato l’accerchiamento.

Per le truppe racchiuse nelle sacche non c’era più speranza ed intere armate sovietiche si sarebbero presto arrese, centinaia e centinaia di migliaia di soldati si sarebbero consegnati ai tedeschi, impossibilitati a combattere.

Il 9 luglio già quaranta delle duecento divisioni sovietiche erano già crollate.

L’avanzata dei tre gruppi fu veloce ed efficace. L’armata nord ottenne grandi successi, battendo a più riprese i sovietici e superando molti ostacoli naturali. Nonostante tutto, a settembre aveva già conquistato larghissime porzioni di territorio ed era giunta a Leningrado. In appena tre mesi era riuscita nell’intento.

La città però non venne però conquistata. Hitler stesse diede l’ordine di assediarla e lasciarla crollare per fame. Forse temeva un assalto quartiere per quartiere avrebbe causato grandi perdite all’armata e compromesso future operazioni. In realtà si sarebbe trattato del primo fatale errore.

L’armata centrale allo stesso modo stava ottenendo un successo inaspettato. Sopratutto grazie alla divisione panzer del generale Guderian l’armata si portò prestissimo nei pressi di Mosca.

Sul finire di luglio, a meno di un mese dall’inizio delle operazioni, la città di Smolenks, che collega la Russia alla Polonia, era stata conquistata.

La stessa città sarebbe dovuto essere l’estremo baluardo dell’Armata Rossa. Con la sua caduta l’esercito tedesco era oramai in Russia e la strada per Mosca era spianata.

Il gruppo sud però, nonostante i grandi successi conseguiti, pareva in difficoltà, anche a causa della scarsità di corazzati. Così fra agosto e settembre i mezzi di Guderian vennero dirottati verso sud, per completare la difficilissima battaglia di Kiev.

Nonostante le opposizioni del generale, questo dovette infine accettare l’ordine di Hitler e dirigersi verso sud. Con una micidiale manovra l’esercito sovietico venne presto accerchiato e perse quasi un milione di uomini. Sarebbe stato uno dei più grandi massacri nella storia.

Eppure, si sarebbe rivelato anch’esso un gigantisco errore; l’armata centrale dovette attendere il ritorno di Guderian. Solo gli ultimi giorni di settembre il generale riuscì a tornare, ma avendo oramai perso metà dei mezzi corazzati di cui disponeva all’inizio della campagna. E, sopratutto, dopo aver perso molto tempo.

Davide Leone

La Storia a Portata di Chat

 

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