L’Operazione Barbarossa: Il Preludio

Era l’estate del 1940 quando il Fuhrer di Germania Adolf Hitler decise di attaccare l’Unione Sovietica.

I motivi dell’invasione erano plurimi. Da una parte i nazisti avevano sempre sostenuto che il loro più grande nemico fosse l’Unione Sovietica.

Le regioni della Russia, vastissime e ricche di risorse, erano poi per Hitler un giusto premio per i tedeschi ed il luogo migliore per espandere la Germania. La Russia, sopratutto nelle regioni del Caucaso, era infatti ricca di petrolio, sempre più necessario all’industria tedesca, ma anche all’esercito motirizzato.

Inoltre l’Unione Sovietica era l’ultimo grande nemico da battere (Hitler era convinto gli Stati Uniti non sarebbero entrati in guerra). Nelle loro idee il Regno Unito resisteva solo perché convinto di avere delle speranze in caso di intervento sovietico.

Sconfiggendo l’Unione Sovietica anche il Regno Unito avrebbe capitolato. Inoltre la guerra ad est sembrava inevitabile, per cui era meglio agire per primi e di sorpresa, nonché nel momento di massima debolezza dell’esercito sovietico.

L’armata rossa era infatti l’esercito più grande ed avanzato del mondo. Ma aveva subito i gravissimi effetti delle purghe di Stalin, che avevano epurato l’armata dei 3/4 degli ufficiali, portando ad un collasso del morale e dell’efficienza.

Come se non bastasse l’industria sovietica non era ancora pronta a sostenere l’armata, tanto che la gran parte dei carri armati erano ben poco recenti, quindi più lenti e meno efficaci, nonostante fossero egualmente letali.

Come abbiamo detto però i sovietici godevano di una superiorità tecnologica che si sarebbe palesata nel corso del conflitto una volta che, con il tempo, fossero riusciti a produrre abbastanza armamenti.

Quella tedesca era in sostanza una scommessa. Sarebbero riusciti a conquistare l’Unione Sovietica approfittando del momentaneo vantaggio tecnologico (sia in termini di potenza di fuoco che di velocità) prima di venire annientati dalla superiorità numerica dei sovietici?

La Germania non avrebbe avuto probabilmente migliore occasione per attaccare l’Armata Rossa, che era tutto fuoché preparata ad una guerra, ma comunque perse totalmente la scommessa, subendo la prima e fatale battuta d’arresto nel corso del secondo conflitto mondiale.

In quell’estate del 1940 si decise di mobilitare quasi tutte le risorse economiche e militari della Germania verso est, con l’intento di avviare l’operazione la successiva primavera; parte dei ritardi era anche dovuta all’impreparazione dell’industria tedesca, così grave che l’esercito mancava ancora di numerosi veicoli motorizzati.

Ci fu però un contrattempo, direttamente dai Balcani.

La situazione della regione versava a favore del Terzo Reich, con diverse nazioni alleate della Germania e firmatarie del patto tripartito fra cui la Bulgaria, la Romania e la Jugoslavia, mentre una sola nazione, la Grecia, era filo-britannica.

Nel marzo del 1941 però, proprio a seguito dell’alleanza fra Jugoslavia e Germania, nella prima avenne un colpo di stato anti-tedesco che depose il sovrano.

La Germania dovette allora intervenire con una rapida operazione, che aveva anche il doppio intento di attaccare la Grecia in sostegno alla campagna portata avanti da Benito Mussolini.

L’esercito Jugoslavo, del tutto impreparato, con un terzo degli aerei disposti in campo dall’asse, fu presto sbaragliato e si arrese. Il tutto nell’arco di 11 giorni.

Fu allora il turno della Grecia che crollò nel giro di un mese, nonostante il supporto britannico, sotto il peso delle armate italiane, tedesche e bulgare.

Davide Leone

La Storia a Portata di Chat

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