L’Operazione Barbarossa: il Generale Inverno

Era oramai il settembre del 1941. L’invasione era iniziata da poco più di due mesi, ma la situazione era già catastrofica per i sovietici.

A nord la città di Leningrado era completamente assediata e affamata. I pochi rifornimenti passavano per il lago Ladoga, in barca d’estate e a cavallo quando il lago ghiacciava d’inverno.

Per le quaranta divisioni russe circondate la situazione appariva senza via di scampo. Nonostante i tedeschi non stessero lanciando un assalto totale (che avrebbe causato perdite gravissime anche all’armata nord) la città sembrava destinata alla resa.

Eppure continuava a resistere. Le fabbriche militari continuavano a produrre, le persone continuavano a lavorare e il temuto collasso non arrivava.

Leningrado stava dimostrando al mondo che l’Unione Sovietica resisteva e non sarebbe ancora caduta. Fu d’ispirazione morale agli alleati quanto agli stessi sovietici.

L’armata centrale intanto, ricongiuntasi con la divisione panzer di Guderian, si stava preparando all’assalto finale su Mosca. La definitiva vittoria del Terzo Reich era prossima.

L’8 ottobre i piani tedeschi andarono però in fumo. Il clima russo è infatti caraterizzato da due periodi di forti precipitazioni durante l’anno, le rasputitsa.

Il terreno divenne presto fangoso e nessuno dei mezzi motorizzati dell’esercito nazista sembrava più in grado di andare avanti. I tedeschi continuarono però ad avanzare per tutto ottobre, seppur lentamente.

Nel frattempo a Mosca aleggiava il panico. Furono costruite trincee anticarro, sbarramenti di filo spinato, furono costruiti reggimenti di milizia e la bara di Lenin fu mobilitata in un luogo segreto.

In ottobre i tedeschi, come detto, ottennero diversi successi ma, a causa dell’impossibilità di usare i corazzati, della scarsità di rifornimenti e della fortissima resistenza sovietica, ottennero altrettanti fallimenti.

Nel mentre, il 6 novembre, nonostante la situazione di guerra, si tenne a Mosca la tradizionale parata in commemorazione della rivoluzione. La situazione sembrava migliorare per i sovietici.

Ed infatti a dicembre la situazione volgeva oramai in favore dell’Armata Rossa. Si racconta che a quel punto i ricognitori tedeschi fossero in grado di vedere le cupole d’oro del Cremlino, ma l’avanzata era impossibile.

Il Generale Inverno era arrivato, ed il freddo era tale da congelare i motori. I corazzati tedeschi, al centro della tattica della guerra lampo, erano nuovamente congelati.

Addirittura i soldati tedeschi andarono in guerra, certi di concludere entro pochi mesi, senza l’equipaggiamento adeguato ad una guerra invernale. Mancavano perfino di cappotti e guanti, ed i cavalli (da cui dipendeva ancora la gran parte dell’esercito) non erano stati preparati.

Come non bastasse, Stalin aveva in serbo un’arma micidiale, proveniente dirattamente dal Pacifico.

Una volta scoperto da spie che i giapponesi non pianificavano un attacco alla Siberia venne dato ordine ad oltre trenta divisioni, ben attrezzate ed addestrate a combattere in condizioni di freddo estremo, di usare la trinsiberiana per dirigersi ad ovest.

Il 5 dicembre l’esercito sovietico lanciò quindi una micidiale controffensiva, ottenendo un primo successo. Per 7 giorni massacrano i tedeschi che iniziarono una ritirata.

Soltanto dopo uno straordinario successo alla battaglia di Rzev i tedeschi riuscirono a fermare l’avanzata sovietica, oramai in gennaio.

Il dicembre 1941 avrebbe però riservato altre sorprese alla Germania. Hitler operò molte modifiche ai vertici, congedando di fatto il generale Guderian, forse il più valido comandante di corazzati e fautore della guerra lampo.

Il 7 dicembre poi i giapponesi lanciarono l’offensiva di Pearl Harbour contro l’esercito statunitense, fino ad allora neutrale. Hitler inoltrò una dichiarazione di guerra agli Stati Uniti senza neppure pensarci, e senza alcun piano.

A sud intanto la situazione non sembrava migliore. Un primo tentativo di conquistare il Caucaso era miseramente fallito; le divisioni tedesche erano state costrette ad una ritirata per evitare di finire circondate.

Allo stesso tempo, la conquista degli ultimi porti ucraini e della Crimea si stava rivelando sempre più difficoltosa.

Assieme al 1941 si concluse anche l’invasione tedesca. Le speranza di una guerra lampo dalla rapida conclusione svanirono presto; si era aperto un fronte destinato a restare per anni, e che avrebbe causato il collasso totale della Germania.

Lo stallo completo raggiunto sul fronte, la difficoltà tedesca a rifornire adeguatamente le linee di risorse umane e non, nonché la grande resistenza attuata dai sovietici aveva portato ad uno stallo.

Da un lato l’Unione Sovietica, con una superiorità numerica schiacciante, una tecnologia che stava diventando superiore a quella tedesca, dei rifornimenti praticamente illimitati anche grazie ai numerosi alleati.

Dall’altro la Germania, impreparata ad una lunga guerra, con linee di rifornimento difficili, a corto di uomini e di petrolio, e contro tutte le grandi potenze.

Davide Leone

La Storia a Portata di Chat

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