Le Banche che hanno fatto la Storia: Parte 1

Oramai è risaputo, chi detiene grosse somme di denaro può divenire, quasi in automatico, un artefice della vita politica del proprio paese, se non di un intero continente. Questo è proprio quello di cui vorremmo parlarvi oggi, ovvero di come alcune banche, nel bene e nel male, siano state in grado di sconvolgere il corso degli eventi solamente con le proprie immense capacità economiche.

Da sempre infatti gli istituti finanziari e i loro proprietari, ovvero i reali detentori del potere economico, finanziando o meno determinati leader politici, organizzazioni o eserciti, sono in grado di indirizzare le sorti di milioni di persone attraverso guerre, crisi e rivoluzioni, sia sociali che religiose; ne è un esempio la Riforma Protestante.

Le Indulgenze

Fra le tante cause infatti della Riforma Protestante, una delle rivoluzioni più importanti della storia, possiamo citare anche l’operato di una banca di Augusta: i Fugger.

Tutto ebbe inizio infatti con la pratica, ampiamente in uso da secoli all’inizio del 1500, della vendita delle indulgenze. Commerciate come una vera e propria merce, le indulgenze rappresentavano una specie di condono delle pene da scontare in purgatorio, sconto ovviamente proporzionale alla somma pagata.

Più volte il Vaticano fece ricorso a questo tipo di pratica per finanziare propri progetti, come ad esempio la costruzione di una chiesa, ma i soldi effettivamente raccolti erano pressoché solo un terzo di quelli sborsati dai fedeli. La restante parte infatti, la più cospicua, andava perduta in “spese di commissione” e tangenti varie. Ed è proprio allora che subentravano le banche.

Tutte le campagne delle indulgenze indette dalla Chiesa necessitavano infatti di un ingente sforzo organizzativo e logistico, ovviamente gestito, come detto, dai vari istituti finanziari. Fu così quindi che i Fugger, grazie alla loro maestria e fiuto per gli affari, divennero il più potente alleato del Papa nell’Europa settentrionale.

La banca di Augusta però non si occupava solamente delle indulgenze ma anche della compravendita delle varie cariche ecclesiastiche. Quando, nel febbraio del 1514, morì l’arcivescovo di Magonza, il principe Albrecht Hohenzollern era salito da poco al soglio del vescovato di Magdeburgo. Ricoprire entrambe le cariche avrebbe comportano un accumulo di poteri significativo, ma altrettanto contestabile. Fu in questo frangente quindi che la famiglia Hohenzollern si rivolse ai Fugger per “convincere”, per così dire, il Vaticano a conferir loro la prestigiosa carica. Dopo mesi di trattative, Papa Leone X acconsentì all’investitura del principe Albrecht, dietro ovviamente ad una cospicua offerta. Tale esborso infatti, come annotato dai contabili Fugger,ammontava al’incredibile cifra di 48.236 ducati d’oro, all’incirca 9 milioni di euro attuali.

Ovviamente però, da buoni imprenditori, i Fugger avevano già preventivato le metodologie per rientrare, e superare, la somma prestata. In seguito infatti ad altre serrate trattative con la Santa Sede, il neo Arcivescovo Hohenzollern riuscì a stipulare un contratto alquanto esclusivo.

Celebre incisione raffigurante la vendita delle indulgenze

L’accordo infatti prevedeva una nuova campagna di indulgenze e poneva fine a tutte quelle ancora in vigore negli altri territori dell’impero germanico tranne, ovviamente, a quelle gestite dai Fugger. Al Papa inoltre sarebbe spettata la metà di tutti i guadagni e non solamente un terzo, o addirittura meno, come negli altri casi.

I soldi infine sarebbero serviti a rientrare delle spese dell’investitura del principe, da una parte, e, dall’altra, alla costruzione della nuova Basilica di San Pietro a Roma. I Fugger, da parte loro, rientrarono del prestito e, in aggiunta, guadagnarono circa il 5% in interessi.

Questa, come già detto, fu una delle tante cause che spinse il monaco Martin Lutero ad avviare un vero e proprio sconvolgimento nella vita religiosa dell’Europa dell XVI sec, riforma influenzata, in misura neppure troppo trascurabile, dai meri interessi economici di una fiorente banca.

I Medici

Lo stretto rapporto esistente fra il Vaticano e i Fugger non era però l’unico esempio di banca immischiata negli affari politici di una corte europea, quale la Chiesa effettivamente era. Sono molteplici infatti i casi in cui la politica di intere città e stati dipendeva in tutto e per tutto da una banca o, in generale, da attività finanziare. Un modello di tale gestione fu infatti una delle signorie più potenti e influenti di tutta la storia rinascimentale italiana: i Medici di Firenze.

I Medici, durante il XV sec, furono in grado infatti di accrescere sempre di più il proprio potere economico nella città e, di conseguenza, acquisire prestigio politico. La nascita delle loro attività si può ricondurre al 1397, anno in cui Giovanni di Bicci, il capostipite della famiglia, trasferì il banco di un parente da Roma a Firenze.

In poco tempo Giovanni fu in grado di espandere i propri affari divenendo, fra l’altro, il banchiere privilegiato dei conti papali e avere, di conseguenza, il monopolio sulla riscossione delle Decime. Fra i principali clienti del banco figuravano inoltre principi, consiglieri, ministri, cardinali, vescovi, condottieri e grandi mercanti.

Alla sua morte, sopraggiunta nel 1429, il banco passò nelle mani del figlio Cosimo, a sua volta abile imprenditore.

Con Cosimo il banco dei Medici vide il massimo splendore e in pochi anni vennero aperte diverse filiali in tutta Europa (Avignone, Londra, Lione, Pisa e Milano). In questo modo Cosimo seppe valorizzare il Fiorino, la moneta fiorentina, facendolo divenire indispensabile per gli scambi commerciali europei. Il banco dei Medici si assicurò inoltre diversi monopoli come, ad esempio, quello dell’Allume (minerale indispensabile per la tintura delle stoffe) e della lana inglese (materia prima fondamentale per le numerose attività tessili fiorentine).

Il Banco dei Medici

In poco tempo Cosimo divenne quindi uno degli uomini più ricchi di Firenze e, nonostante la sua influenza a livello politico, ricoprì solamente un paio di cariche pubbliche in qualità di gonfaloniere. Anche se non ufficialmente, la politica fiorentina era oramai tutta incentrata sulla potente, e ricca, famiglia dei Medici. Sarà col nipote di Cosimo, Lorenzo, che la famiglia dei Medici si legò in maniera indissolubile alle sorti della città. Lorenzo, conosciuto con l’appellativo de “il Magnifico”, fu un grandissimo mecenate, uomo di cultura, grande estimatore delle arti e abile politico, a discapito però delle attività finanziarie della famiglia. I suoi innumerevoli interessi lo costrinsero infatti ad allontanarsi dal banco delegando molti compiti a sottoposti.

Nel frattempo il banco iniziò ad avvertire i primi segnali del disfacimento; per far fronte alla crisi i Medici si videro costretti a tentare di richiamare le enormi somme di denaro in prestito alle corti europee, prima fra tutte quella inglese (Edoardo IV, impegnato della Guerra delle due Rose, era infatti uno dei principali debitori). Una simile richiesta avrebbe però incrinato i rapporti con la corona inglese e avrebbe avuto pesanti ricadute sulle importazioni della lana. Diverse filiali andarono ben presto in rovina, incapaci di resistere alle numerose insolvenze e sprovviste della liquidità necessaria a far fronte alla crisi. Con la morte di Lorenzo, nel 1492, il potere passò nelle mani del figlio Piero, appena ventenne.

La pace per cui tanto si era battuto il padre venne meno e, solamente due anni dopo la sua morte, il Re francese Carlo VIII invase l’Italia. Piero, intimorito, lasciò strada libera all’esercito nemico lasciandolo transitare senza colpo ferire. Accusato di viltà venne cacciato da Firenze. Quel che restava del banco dei Medici venne dato alle fiamme mentre le restanti filiali dichiaravano oramai bancarotta. Il dominio economico dei Medici su Firenze era oramai terminato, ma non quello politico. La famiglia tornò al potere qualche anno più tardi ma i tempi della ricca stirpe di banchieri erano oramai terminati.

Nonostante i Medici, come visto, abbiano avuto una notevole importanza nello scenario politico nazionale ed europeo, con ingenti finanziamenti alle diverse corti europee, non furono l’unica famiglia di banchieri in grado di condizionare la storia.

Parlando infatti delle principali banche fautrici della storia non si può omettere la famiglia o, meglio, la dinastia, dei Rothshild. Questo e molti altri argomenti verranno affrontati la settimana prossima nella seconda, e ultima, parte dell’articolo!

-Nicholas

La Storia a Portata di Chat

 

Precedente Nerone, l'Imperatore frainteso Successivo Le Banche che hanno fatto la Storia: Parte 2