La tragica storia del “Velodromo d’Inverno”

L’Occupazione

Il 25 giugno del 1940 la Francia capitolava definitivamente sotto la potenza tedesca. Si concluse così una delle campagne militari più fulminee della storia, iniziata solamente un paio di mesi prima. Tanto veloce nell’esecuzione, tanto duratura negli effetti. La Francia venne così suddivisa in due porzioni di territorio: una, più a nord e comprendente tutta la fascia atlantica, sottoposta al diretto controllo dell’esercito e, nella zona più meridionale, una presieduta da un governo collaborazionista con sede a Vichy. L’occupazione durò per più di 4 anni e l’esercito occupante cominciò a venir meno solamente dopo lo sbarco alleato in Normandia, il 6 giugno del ‘44.

Dal 1940 al 1944, come detto, la Francia fu sostanzialmente governata interamente da nazisti e questo comportò, come nel resto delle terre occupate in Europa, l’applicazione delle leggi razziali e di tutti i successivi “provvedimenti” adottati dal governo tedesco.

Dei prigionieri francesi durante la retata

I Preparativi

L’apice di questi “provvedimenti” in Francia avvenne fra il 16 e il 17 luglio del 1942 quando, nel Velodromo di Parigi, vennero arrestati più di 13 mila ebrei, tra cui circa 4 mila bambini, destinati inesorabilmente ai campi di sterminio nazisti. Quello che però bisogna sottolineare è come l’intera azione sia stata ordita e finalizzata dalle forze dell’ordine francesi, senza il minimo intervento tedesco che, anzi, si stupì dello zelo con cui le milizie francesi condussero il più grande arresto di ebrei della storia.

L’operazione fu ideata il 12 luglio e venne chiamata in codice “Vento di primavera” in quanto doveva essere svolta con “la maggiore velocità possibile”. Importante sottolineare nuovamente come l’iniziativa, soprattutto quella di arrestare anche i più piccoli, fu interamente francese e che Eichmann, uno dei maggiori artefici della Shoah ma che non aveva ordinato l’arresto, si limitò ad autorizzare il tutto solo qualche giorno dopo. L’idea infatti di imprigionare anche i bambini fu Pierre Laval, primo ministro e principale fautore del collaborazionismo francese. Egli infatti propose di prelevare le famiglie intere per “un fattore umano”.

La retata ebbe inizio alle 4 di mattina del 16 luglio 1942. In poche ore più di 13 mila ebrei vennero arrestati e stipati all’interno del Velodromo. Secondo le stime della prefettura parigina il 44 % erano donne e oltre il 31 %, ovvero 4.115, erano dei bambini.

Alcuni prigionieri ebrei stipati nel Velodromo d’Inverno

Questo fu possibile grazie all’esistenza del Dossier Tulard, dal nome del suo redattore, ovvero un registro contenente le generalità, l’indirizzo e la professione di ogni singolo ebreo francese. Una piccola parte degli arrestati venne indirizzata al campo di transito di Drancy, in attesa di essere deportati in Germania o Polonia. La maggior parte però venne destinata al “Velodromo d’Inverno”.

Il Velodromo

Questo edificio, situato in zona centrale a Parigi, a poche centinaia di metri dalla Tour Eiffel, era una struttura dedita alle corse ciclistiche, anche di rilievo nazionale negli anni anteguerra, ma sicuramente non adatto ad ospitare una tale mole di persone in piena estate. Con le porte e le finestre sbarrate, per sicurezza, la totale mancanza di cibo, il caldo asfissiante, l’aria irrespirabile, l’acqua razionata disponibile in un unico rubinetto e i servizi igienici inadatti alle esigenze di 13 mila persone, le condizioni per gli internati divennero ben presto completamente insostenibili. In aggiunta, tutti coloro che tentarono la fuga vennero fucilati seduta stante dai gendarmi francesi.

L’orrore di quei momenti è facilmente riscontrabile nelle parole di uno dei pochi sopravvissuti, Georges Wellers:

Nonostante le rigidissime misure di sicurezza, alcuni prigionieri riuscirono a scappare. Ecco le parole di uno di loro, Leon Fellmann, all’epoca diciassettenne:

Dei 13 mila ebrei, tutti indirizzati nei giorni e nei mesi successi ai Campi di Sterminio in Germania e Polonia, sono 800 se ne salvarono, tutti adulti. Nessun bambino sopravvisse ai campi.

Per 70 anni la Francia ha negato ogni coinvolgimento in quest’atto criminale. Le scuse ufficiali sono arrivate solamente il 16 luglio di quest’anno quando Emmanuel Macron, neo presidente francese, durante la cerimonia di commemorazione della retata, ha chiesto formalmente scusa ammettendo che:

Questa storia ispirò la stesura del celebre romanzo “La chiave di Sarah”, edito nel 2007, e dell’omonimo film campione d’incassi prodotto nel 2010.

-Founder

Per approfondire si consiglia vivamente la lettura de “La chiave di Sarah“, per ricordare un fatto troppo spesso dimenticato nella memoria storica odierna.

 

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