La Signoria dei Medici a Firenze  

I Medici furono una delle più note famiglie d’Europa, protagonisti della storia d’Italia dal XV al XVIII secolo. Oltre ad aver retto le sorti della città di Firenze prima e della Toscana poi, essi sono noti per aver promosso la vita artistica, culturale, spirituale e scientifica del loro tempo. La famiglia proveniva dal contado del Mugello e trae origine da un certo Medico di Potrone.

Le Origini

Le prime notizie certe sui Medici si hanno a partire dal XII secolo. Fra il XII e il XIII secolo vissero Giambuono, considerato il capostipite della famiglia, e i suoi tre figli: Bonagiunta, Chiarissimo e Averardo.

Averardo risulta il primo Medici impegnato a comprare terre in Mugello, zona situata a nord-est di Firenze. Il primo membro appartenente alla famiglia a figurare nella vita pubblica di Firenze fu Giovanni, nipote di Averardo. Anch’egli continuò ad acquistare numerosi appezzamenti terrieri che, alla sua morte, vennero ereditati dal figlio primogenito Cosimo.

Cosimo il Vecchio

Cosimo ebbe una tempra da dominatore che lo portò ad essere ancora più potente e ricco del genitore. Oltre alla notevole abilità come uomo d’affari e alla grande passione per la cultura e il mecenatismo, fu soprattutto uno dei più importanti politici del Quattrocento italiano. Iniziò la sua ascesa verso le leve del potere della Repubblica fiorentina dimostrando la sua proverbiale prudenza; egli non mirava a diventare signore della città ma, come un burattinaio, si circondò di una serie di personaggi fidati che per lui ricoprivano incarichi chiave nelle istituzioni. Crescendo la popolarità di Cosimo ed il numero dei suoi amici, gli uomini che detenevano il potere iniziarono a vedere in lui una minaccia: la Signoria fece imprigionare Cosimo nel settembre 1433 con l’accusa di aver fomentato cospirazioni e, per questo, fu cacciato da Firenze. Questa fu la Prima Cacciata dei Medici.

In seguito però alla cacciata di Cosimo, a Firenze cominciò una profonda crisi delle istituzioni repubblicane e, dopo la presa del potere da parte di una Signoria favorevole ai Medici, nel settembre 1434 Cosimo fu richiamato a Firenze. L’entrata trionfale di Cosimo segnò il primo grande trionfo della casata medicea. Cosimo, abilissimo politico, continuò a mantenere intatte le libere istituzioni, favorì industrie e commerci, attirandosi sempre più le simpatie del popolo e mantenendo la pace a Firenze. Cosimo morì lasciando lo stato nelle mani del figlio Piero. Questi fu un saggio regnante ma, a causa della sua salute cagionevole, poté regnare solamente per cinque anni e, alla sua morte, gli succedette suo figlio: Lorenzo detto “Il Magnifico”.

Lorenzo il Magnifico

Ritratto di Lorenzo il Magnifico

Lorenzo il Magnifico, educato come un principe, salì al potere alla morte del padre, senza grandi stravolgimenti. Sposato ad una nobile romana fu il primo dei Medici a legare il proprio nome con un personaggio di sangue blu. A 29 anni, dopo nove anni di governo, subì il più grave attacco nella storia medicea, la cosiddetta Congiura dei Pazzi. La Congiura dei Pazzi, avvenuta nel 1478, fu una cospirazione ordita dalla famiglia di banchieri fiorentini de’ Pazzi avente lo scopo di stroncare l’egemonia dei Medici.

La congiura portò al ferimento di Lorenzo e all’uccisione di suo fratello Giuliano. In seguito alla congiura il popolo di Firenze si schierò ancora più nettamente dalla sua parte. I suoi sostenitori punirono duramente i responsabili, dando a Lorenzo l’occasione di accentrare ulteriormente il potere nelle sue mani, attraverso una riforma delle istituzioni repubblicane, che divennero a lui subordinate. Dal punto di vista della politica estera, Lorenzo ricucì i rapporti con gli altri stati italiani, recandovisi spesso di persona, creando la grande impresa diplomatica di una pace generale in Italia, attraverso il concetto di coesistenza pacifica.

Grande uomo di finanza e di politica, Lorenzo amava svagarsi con la poesia e la letteratura. La sua personalità letteraria infatti fu di notevole levatura, tanto da offuscare anche il suo ruolo politico. Si occupò anche di filosofia, di collezionismo ed ebbe sempre l’amore appassionato per le arti in genere, delle quali aveva dopotutto appreso dai suoi predecessori il fondamentale ruolo quale strumento di prestigio e fama. È infatti grazie al suo interessamento che la Cappella Sistina venne affrescata da Michelangelo, uno dei migliori pittori fiorentini, esportando così verso Roma quelle novità insigni del Rinascimento fiorentino.

Con la morte di Lorenzo il Magnifico, avvenuta nel 1492, salì al comando di Firenze suo figlio Piero, educato fin dall’infanzia a ricoprire tale ruolo. La pace mantenuta da Lorenzo se ne andò con la sua morte e, solamente dopo 2 anni, Carlo VIII di Francia calò in Italia col suo esercito. La crisi travolse Piero: intimorito dal sovrano e dall’esercito francese acconsentì a qualsiasi richiesta, cedendo quattro piazzeforti sui confini di Toscana e spalancando le porte del regno. Accusato di viltà e debolezza, venne cacciato dalla città. Firenze divenne uno stato “teocratico” governato da Savonarola.

Il trionfo del frate domenicano però fu di breve durata: travolto dalle lotte tra le fazioni e soprattutto sopraffatto dall’opposizione con Papa Alessandro VI, venne scomunicato e condannato al rogo. Dopo la morte di Piero, annegato nel 1503, l’autorità di capo della famiglia passò a suo fratello, il cardinale Giovanni de’ Medici, che rientrò a Firenze dopo aver sconfitto i francesi.

I Papi Medicei

Giovanni fu eletto Papa con il nome di Leone X nel 1513. Il governo di Firenze ormai avveniva nel Palazzo Vaticano invece che in Palazzo Vecchio. Leone, ricordato tra i papi più magnificenti della curia romana, fu un grande mecenate di artisti. Queste sue opere però comportarono ingenti spese. Nel 1515 quindi promulgò una bolla con la quale permetteva ad alcuni banchieri di riscuotere somme di denaro per le “indulgenze”. Questa fu una delle cause che portarono il monaco tedesco Martin Lutero a formulare, nel 1517, le sue 95 tesi contro la vendita delle indulgenze. Questa grave scontro all’interno del mondo cattolico si riversò successivamente nella Riforma Protestante.

Leone morì improvvisamente ad appena 46 anni e, con la sua morte, si aprì un momento antimediceo a Roma. Questo malcontento non durò molto e, dopo la breve carica del Papa fiammingo Adriano VI, salì al Soglio Pontificio il cardinale Giulio de’ Medici, cugino di Leone X.  Clemente VII, questo il nome scelto, delegò l’amministrazione di Firenze al cardinale Silvio Passerini, mentre si questionava su chi doveva diventare il nuovo signore della città emerse la figura di Alessandro, nipote di Papa Leone X.

Clemente ebbe uno dei papati più difficili della storia: si alleò con i francesi piuttosto che con il nuovo imperatore Carlo V, il quale, per ritorsione, marciò verso Roma con un formidabile esercito mercenario composto dai temibili Lanzichenecchi. Come una sorta di crociata protestante contro la corruzione del papato, saccheggiò Roma nel 1527. In seguito al Sacco di Roma, i fiorentini si ribellarono ad Alessandro, cacciando lui e tutti i Medici dalla città in quella che fu chiamata “Terza cacciata dei Medici”.

Successivamente alla razzia, l’imperatore riuscì a farsi incoronare ufficialmente a Bologna e, in cambio, Clemente VII ebbe l’aiuto nella riconquista di Firenze, con il famoso assedio del 1529-1530 e l’investitura di Alessandro come Duca, che sanciva definitivamente il dominio dei Medici sulla città.

L’ultimo sovrano riconosciuto della famiglia Medici fu Giovanni Gastone. Poiché la sua omosessualità era conosciuta a livello europeo, alla sua morte la successione fu decisa dalle potenze europee. Nel 1737 quindi la dinastia dei medici si esaurì e il granducato fu ceduto al casato dei Lorena, imparentati con gli Asburgo d’Austria.

Il Patto di Famiglia

Anna Maria, firmataria del Patto di Famiglia

L’ultimo atto della casata fu però degno della loro fama: nel 1737 Anna Maria Luisa, una degli ultimi rappresentanti della casata, stipulò con i nuovi successori, i Lorena, il cosiddetto “Patto di Famiglia” che stabiliva che essi non potessero:

“trasportare o levare fuori della Capitale e dello Stato del Granducato… Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose… affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri”

Questo patto, scrupolosamente rispettato dai nuovi granduchi, permise che Firenze non perdesse nessuna opera d’arte e che non subisse la sorte, ad esempio, di Mantova, che all’estinzione della casata dei Gonzaga fu letteralmente svuotata dei tesori artistici e culturali. Il nuovo dominio fu caratterizzato da un’amministrazione sempre più apatica, ormai lontana dalle glorie del passato, sorda alle richieste di un popolo sempre più affamato e in miseria per l’ingiusto gravare delle imposte. Il destino del Granducato di Toscana veniva deciso a tavolino dagli altri sovrani europei, il sipario era oramai calato sulla famiglia Medici.

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