La Leggenda del Piave

La “Leggenda del Piave“, meglio nota come “il Piave mormorava“, è sicuramente uno dei canti più simbolici dell’Italia dello scorso secolo.

Composta dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (in arte E. A. Mario) nel giugno del 1918, in seguito alla vittoriosa Battaglia del Solstizio, contribuì a risollevare il morale dei soldati più di quanto potesse fare un generale. Lo stesso Diaz, insediatosi in seguito alla disfatta di Caporetto al posto di Cadorna, inviò il seguente telegramma all’autore.

La canzone venne pubblicata ufficialmente nel settembre del 1918, solo un mese prima della definitiva vittoria italiana. Utilizzata sporadicamente durante il regime Fascista, divenne l’inno provvisorio del governo italiano dal 1943 al 1946 in seguito all’armistizio dell’8 settembre. Venne sostituito ufficialmente il 12 ottobre del 1946 dall’attuale “Canto degli Italiani”.

Nonostante la conformazione popolare del canto, il testo è ricco di riferimenti storici contemporanei e antecedenti alla guerra.

Il Testo

Era infatti il 24 maggio del 1915 quando, sulle ali dell’entusiasmo, l’Italia si avviava alla guerra inconsapevole degli enormi sacrifici che l’avrebbero accompagnata per i tre anni successivi.

Sin dalle prime strofe il Piave assume le sembianze umane di un compagno d’arme dell’esercito, in grado addirittura di prevedere l’esito della guerra.

Nel bravo è evidente l’evolversi della situazione della guerra. Successivamente all’entrata in guerra, infatti, il canto affronta il momento più buio delle ostilità: Caporetto. In questa strofa si fa riferimento al presunto tradimento di un reparto italiano in fronte al nemico e, pertanto, responsabile dell’intera disfatta. Sotto il Regime Fascista, però, questa dicitura venne modificata in fosco evento“. Si appurò infatti che il reparto accusato di tradimento era stato in realtà annientato dall’utilizzo di gas asfissianti.

Pesante, inoltre, il senso tragico della sconfitta. La ritirata nel caos, il dramma dei profughi, le vie di comunicazione intasate sono solamente il preludio dei drammi che dovrà subire la popolazione nell’anno successivo di occupazione austriaca.

Il ritorno degli austriaci è uno spettro che aleggia non solo sul Veneto, ma su tutto il Nord Italia. Solo dal 1866, in seguito alla terza guerra d’Indipendenza, le terre del Nord-Est divennero a tutti gli effetti italiane dopo esser state per circa un secolo sotto l’oppressione austriaca.

Forse la strofa più significativa di tutto il brano, questa appena citata rappresenta il valore con cui gli italiani seppero resistere, a discapito di tutto, sull’ultima linea di difesa possibile: il Piave. Una volta riorganizzatosi, l’esercito seppe resistere a diverse spallate nemiche lungo il fronte del Piave e del Monte Grappa. L’ultima di queste battaglie, combattuta nel giugno del 1918, prese il nome di “Battaglia del Solstizio” e, come accennato in precedenza, fu proprio lo scontro che ispirò alla stesura di questo brano.

Un anno dopo la disfatta, il 24 ottobre 1918, gli italiani sferrano l’offensiva decisiva a Vittorio Veneto. In poche settimane raggiungono Trento e Trieste, le tanto combattute terre irredente, liberandole dalle oppressioni dell’Impiccatore (l’imperatore). Come se fosse un patto, vengono vendicati i martiri caduti per l’Italia ovvero gli irredentisti Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro e Cesare Battisti.

Finalmente, dopo più di 3 anni di battaglie, morti, feriti e sacrifici, la guerra è finita. È il 4 novembre quando il Generale Diaz annuncia il bollettino della Vittoria alla nazione unita in un sol popolo.

Nicholas

Il Brano: La Leggenda del Piave

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