La Carta del Carnaro

Quest’oggi vorremmo illustrarvi uno dei momenti in cui l’Italia è stata il fulcro delle libertà e della democrazia in Europa, ovvero durante la Reggenza del Carnaro.

La Costituzione

Questi non sono i principi della costituzione vigente oggi nel nostro paese. Come si può intuire, ci riferiamo infatti alla costituzione passata alla storia come “Carta del Carnaro”. Redatta l’8 settembre del 1920 da un sindacalista rivoluzionario, Alceste de Ambris, e, soprattutto, dal Vate Gabriele d’annunzio, divenne il simbolo della Reggenza italiana del Carnaro.

D’Annunzio in testa ai suoi legionari

L’Impresa di Fiume

Era passato circa un anno infatti dalle imprese dei legionari di fiume. Da quando, quel 12 settembre del 1919, circa 2600 ragazzi, guidati da D’Annunzio in persona, entravano a Fiume proclamandola città italiana. Subito le parole d’ordine furono molteplici, ma una risuonò su tutte: Libertà

Lo stesso D’Annunzio infatti non era nuovo a proclami del genere. Si ricordi l’impresa di Vienna, ovvero quando, il 9 agosto del ’18, pochi mesi prima della fine della guerra, a capo di una squadriglia di caccia, D’Annunzio sorvolò la capitale austriaca e sganciò il suo carico. Non bombe, ma volantini incitanti alla libertà di tutti i popoli.

Ed è proprio questa parola a ritornare in auge nella carta del Carnaro. Questa costituzione infatti prevedeva, oltre ai diritti già citati, l’istruzione primaria, la libertà di pensiero, parola, associazione e di stampa e la garanzia di un salario minimo per ogni lavoratore. Un ulteriore punto fondamentale della costituzione era l’instaurazione di una repubblica con democrazia diretta e decentralizzata. Purtroppo, però, l’avventura di Fiume terminò nel sangue, bombardata dagli italiani durante il Natale del 1920 per far rispettare il trattato di Rapallo, con il quale si assicurava alla città lo statuto di città libera.

Effetti dei bombardamenti italiani del Natale 1920

Come detto però, la nostra storia non finisce qui. La Carta del Carnaro e Fiume verranno utilizzati come una sorta di “laboratorio politico” dell’Italia e il loro destino si incrocerà inevitabilmente con un movimento politico nato nel 1919 in una piazza di Milano, piazza San Sepolcro.

D’Annunzio e Mussolini

Questo movimento, chiamato movimento Sansepolcrista, vi sarà meglio noto come “Fascismo”.

Questo movimento infatti trovò grande ispirazione nelle opere del Vate tanto da assumerlo quasi come punto di riferimento. Ovviamente questo non garbava al fondatore del movimento, Benito Mussolini, il quale vedeva in D’Annunzio una sorta di carissimo nemico. Il Fascismo infatti aveva già un condottiero, e non vi era bisogno di un secondo.

I 2 Carissimi Nemici, Mussolini e D’Annunzio

Fu cosi che inizio un lungo rapporto di odio e amore fra queste due figure. Spesso infatti si riconduce la figura di D’Annunzio a quella del Fascismo anche se, in realtà, bisognerebbe fare il contrario. I miti fascisti infatti del “Me ne frego“, “boia chi molla“, ed “eja eja alala“, sono in realtà, frutto dell’ingegno di D’Annunzio durante l’impresa di Fiume. Come sappiamo il fascismo salì al potere con la marcia su Roma del ’22 e, almeno per un primo momento, mantenne l’aspetto di una sostanziale democrazia essendo le camere elette dal popolo.

Come detto, però, la carta vivrà ancora e sarà spunto per una nuova carta, questa volta definita la “carta del Lavoro” del 1927. Questa infatti fu uno dei documenti cardine del regime fascista in Italia e sancì, più che altro, la dottrina economica del paese, ovvero basata sul corporativismo.

La svolta definitiva, però, avvenne il 3 gennaio del 1925 quando, con le parole di Mussolini, ogni rimasuglio di libertà nel paese cessò per sempre di esistere. Fu con quelle parole infatti che Mussolini si assunse la responsabilità politica e storica dell’omicidio Matteotti.

Questo stesso caso di cronaca nera, inoltre, scosse molto il vate. Fu in seguito più volte associato a circoli antifascisti a più volte fu costretto a smentire in pubblico la sua vicinanza a circoli contro il regime.

Il vate morì nel 1938 in seguito ad un’emorragia cerebrale nella sua villa di Gardone del Garda, nota anche come “il vittoriale degli italiani”.

Rimarrà sempre uno stretto legame tra l’impresa di Fiume, la carta del Carnaro e le sorti dell’Italia nei 30 anni successivi. Con la sua impresa infatti, D’Annunzio mostrò a Mussolini come lo stato poteva essere sfidato, e vinto, mediante l’uso della forza.

-Nicholas

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